Emozioniamoci 

SdS, 23 agosto 2021

Pare che il primo bacio della vita di ognuno abbia dato non pochi problemi: aumento delle pulsazioni cardiache, disturbi dell'accomodamento visivo (non sono un "bugiardino" e come tale potrei definirli alternativamente "da occhi che vagano incontrollati al socchiuso delle palpebre) ed altri effetti collaterali molto desiderati, sui quali mi conviene non dilungarmi: nell'interesse di chi mi legge, naturalmente. Poiché anche solo parlandone non si possono escludere indotti effetti imprevisti in chi ricordi soltanto i baci prolungati da intensa passione cinematografica, come in questo video, guardate:
Chissà, però, qual è l'arcano che potrebbe spiegarci perchè non tutte le emozioni vengono prese per il verso giusto, quello "naturale", che ne favorisca cioè la piena e consapevole capacità di percorrerle serenamente mentre ne viviamo la durata.
Recentemente ho consultato sul tema un'amica persona psicologa, ricevendone il seguente parere: di alcune emozioni si ha paura talvolta perchè non le conosciamo abbastanza, non vogliamo guardarle negli occhi.

Nondimeno le ho fatto presente che la scena finale del film "Nuovo Cinema Paradiso", che vi ho proposto, mi ha lasciato prigioniero di una forte emozione, mai più 'sentita' se non riguardandola.

Lei, per concludere, mi dice che più si conosce un'emozione, più se ne sa gestire l'intensità, fino al "sublime bacio" di Alda Merini, quello dell'anima.

Pertanto, pare proprio che i problemi derivanti dal vivere le proprie emozioni siano riassumibili in due concerti cardine: conoscerle e gestirle.

"Facilissimo" - mi ricorda un mio studente liceale - "tu la baci con sicurezza - è il suo conoscere l'emozione del bacio, ndr- poi lei cederà senza fine" - è il suo momento di controllo e gestione dell'emozione del bacio, sempre e solo suo, ndr.

"Sai cosa non mi torna, Mattia?"
"Cosa prof ?"
"Quel tuo baciare con 'sicurezza'' "
" Bisogna avere sicurezza Prof, non fa che ripetercelo ogni santo giorno!"
"Nello studio, si certo. Non con le emozioni vissute con altri, quando non ci sei sempre e solo tu.

Lasciamolo riflettere, il buon Mattia.

Le emozioni vanno conosciute ma anche riconosciute, in due almeno, guardandosi, osservandosi, rassicurandosi sul "ciò che io provo è ciò che tu provi", per non temere di essere soli a provare ogni sensazione dell'animo, specie quelle negative. 

Si, perchè emozioni sono anche la paura, lo sgomento, l'incredulità, ed ogni impulso mentale conseguenze a ciò che appena ci accade, anche di poco felice.

E forse ciò che conta è proprio viverle insieme, per riconoscerci umani, simili, restando fermi, qualunque cosa ci accada, e non fuggire, per timidezza amore stupore paura sgomento: inconfessabili e inconfessate, solo se si vivono in solitudine.

Solo allora, quando riconosciute e gestite, le emozioni diverranno evocazioni risonanti di sé, non più subìti inganni dell'Io , saranno diventati 'sentimenti', strumenti per interpretare la propria vita, quelli che ci consentono di percepirci al centro del nostro mondo.

L'emozione di un'avventura avvincente e coinvolgente, la desideriamo tutti, come un bacio o un abbraccio. Purché si sappia che resterebbe subìta, non evocabile cioè non riproducibile esperienza interiore, ma sterile ricordo, senza mai tramutarsi in fecondo 'sentimento' che ci fa percepire piu vita a parità di giorni di vita. Resterebbe un rimpianto, al limite del desiderio che non si realizza, incapace di aprirci al futuro.
Domenico Renna

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